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Carissimi,
Anima mia desiderosa vol mirar lume e baglior che inebriano campi d’erba sconfinati. Librar unita a venti, da sud a nord provenienti, di mare in tempesta e burrasche. Guida saranno. Possa incessantemente esserne forgiata d’un dì pienezza. Radioso costui. Di quella infinita potenza sia anima vostra, creata su leggi universali. Di stelle e piante, di rigore e grandezza, costituzione d’umana anima. Fiumi, mari e monti. Piccolezza e grandezza. Plasmata in infinito. Destinata eterna. Vecchia, sebbene non sia logorata. Nuova, sebbene precedentemente plasmata. Posseduta d’una sovrumana potenza. Facente parte d’una vita e creazione. Correndo prepotentemente pur contro il sé. Vol sempre, affamata belva propria. Fin a rigettar ogni cosa. Sempre più qua, sempre più la. Di sé conosce minima parte, perduta memoria, anima perduta. Nutre profonda solitudine, profondo dolore sebbene d’ogni cosa abbondanza. Altro non vol ca natal perduta. Incatenata a corpo, probabilmente non proprio. Realtà infima creata ed alcuna presenza del profondo. Riso e lagrime son per essa ben altro. L’estrema esplorazione. Vol da sé fuggir. Attanaglia timor di sé. Di proprio infinito onere timorosa per essa in debolezza colta.